La mano rossa – seconda parte –

Alle quattro e mezzo del mattino Marcos Velasquez si svegliò di soprassalto. Il suo sonno era stato sopraffatto da un incubo angosciante, ma dai tratti assolutamente inusuali. Non era solo un sogno; era un suggerimento rivelatore, come se uno spirito buono avesse voluto dare a Marcos la soluzione dell’intrigo della mano rossa.

Sulle pareti del cervello di Marcos fu proiettato il film del sogno appena vissuto.

La scena si svolgeva giù in fabbrica davanti alla Cobber. Kenny Bousman, evidentemente alterato dal troppo alcool, inveiva contro una persona non riconoscibile. La minacciava di morte se avesse ancora incontrato Juanita. Kenny era in preda al furore che manifestava con delle urla rabbiose intramezzate da diaboliche risate in segno di disprezzo.

Improvvisamente, mentre la tensione fra i due saliva, i motori della Cobber iniziarono a girare, i nastri trasportatori cominciarono a trascinare materiale inerte nell’impastatrice che automaticamente di era messa in azione. La Cobber si era  avviata in modo del tutto indipendente, senza l’intervento dell’uomo.

I due trasalirono di fronte a questo prodigio.

Kenny Bousman ammutolì consapevole del fatto che l’impianto si era attivato per reazione al livello di odio e di violenza che lui stesso aveva prodotto. Ebbe paura e perse il controllo sull’avversario che, sfruttando l’attimo favorevole, lo spinse violentemente all’interno dell’impianto. Stramazzò sulla tavola di stampaggio ed accidentalmente un braccio si posò all’interno dello stampo, Poi tutto si svolse in un attimo; dalla tramoggia scivolò l’impasto sullo stampo, imprigionando l’arto di Kenny, e successivamente la pressa scese senza pietà. Il sogno si era interrotto prima dell’inevitabile disgrazia.

Marcos aveva fatto dei passi in avanti nella sua particolare indagine, ma ora diventava indispensabile scoprire chi fosse la persona che spinse KENNY dentro la Cobber.  Decise di vestirsi e di scendere giù in fabbrica alla ricerca di qualche indizio. Una volta giunto in reparto non poté non notare l’ordine che gli operati avevano lasciato sul loro posto di lavoro. Si senti frustrato rendendosi conto che sarebbe stato impossibile trovare un qualche indizio.

Alzò gli occhi verso il soffitto ed urlò “Ma chi c’era con Kenny quella sera?”.

All’improvviso in quella notte dove non spirava una bava d’aria, da una finestra socchiusa del capannone, penetrò una folata di vento che si ingrossò man mano che si avvicinava alla Cobber. Questo miracolo atmosferico si concentrò sul pianoforte di Diego assumendo una forza tale da far cadere il pesante telo che lo ricopriva. Incomprensibilmente la raffica di vento scomparve.

Marcos Velasquez capì. “Diego” disse.

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Alle nove del mattino Diego sedeva davanti alla scrivania di un assonnato Marcos Velasquez. Si trovava in un forte stato di agitazione causato dalla percezione di un pericolo personificato da chi gli stava fronte. Si rendeva conto che era complicato nascondere qualcosa ad uno come Marcos. Ed infatti…

“Ascolta questa storia, caro Diego. Tu intrattieni una relazione amorosa con Juanita, che probabilmente apprezza. Ma c’è un problema che si chiama Kenny Bousman. Questi, che non è una persona raccomandabile, vive come un parassita sulle spalle di Juanita, e capisce che la presenza di un uomo nella vita di lei può essere un potenziale pericolo. Scopre la vostra relazione ed una sera ti segue mentre entri in fabbrica dopo il lavoro per suonare. Una volta raggiunto il reparto della Cobber lui inveisce verso di te e minaccia violenze se non interrompi la tua relazione con Juanita. Ma fa troppo chiasso ed irrita la Cobber che per reazione si mette in moto disorientando Kenny. Tu cogli al volo la situazione favorevole e lo spingi all’interno della Cobber. Il destino poi vuole che la Cobber vendichi l’alterigia e la prepotenza di Kenny tranciandogli una mano, che successivamente io rinverrò all’interno di un basamento Mikonos. Che ne pensi di tutto questo?”.

“Una brutta storia.” Rispose laconico Diego.

“E’ vero. Però non ne conosco il seguito ma sono convinto che tu mi puoi aiutare. Non è così?”

Esclamò Marcos con uno sguardo beffardo. Inarcò un sopraciglio e, i gomiti appoggiati sulla scrivania, le mani intrecciate sotto il mento, attese una risposta da Diego.
Quest’ultimo, non potendo nascondere nulla a uno come Marcos, come un fiume in piena riferì degli avvenimenti che seguirono all’incidente di percorso che colpì Kenny Bousman.

“Kenny era svenuto e sembrava morto. Macchie di sangue coloravano il pavimento e le pareti dell’impianto. Ero impietrito. Poi Juanita entrò nel reparto e lanciò un urlo di disperazione quando vide il corpo di Kenny. La sua agitazione interruppe il mio stato confusionale; presi degli stracci e tamponai in qualche modo il sangue. Poi con l’aiuto di Juanita trascinai Kenny fuori dalla Cobber.

Potemmo constatare che respirava e che era solo svenuto.

Ancora oggi mi è oscuro da dove arrivò la forza che permise a me e Juanita di trasportare il corpo fino all’auto parcheggiata nel cortile della fabbrica. Alle nostre spalle potevamo udire i rumori dell’impianto di lavaggio che la Cobber opportunamente attivò per fare pulizia.

Adagiammo Kenny sul sedile posteriore, poi salimmo in auto senza dire una parola perché era chiaro ad entrambi che dovevamo raggiungere l’ospedale di San Cristobal. Attraversammo il centro di Lagos e ci immettemmo sulla strada che conduce a San Cristobal senza scambiare una parola, nel sielnzio più assoluto. Probabilmente entrambi in quei momenti ricordavamo quanto duro fosse stato l’ostacolo che Kenny rappresentava alla nostra felicità; quanto alto fosse il prezzo che Juanita doveva pagare per una scelta sbagliata di qualche tempo fa; Quanto sgradevole era per me aver incrociato la vita di Kenny.

Alle nostre spalle l’odiato Kenny iniziò ad emettere i primi lamenti, segno che si stava risvegliando.

“Voglio liberami di lui!” disse Juanita, spezzando il silenzio che ci attanagliava.
Accolsi la sua richiesta con sollievo perché pensavo la stessa cosa. La sua mano remante prese la mia e mi disse “I parassiti vanno schiacciati!”.
Un brivido percorse la mia schiena.
“Un pianista non è fatto per uccidere” risposi.
“Sarebbe sangue che non sporca, non macchia, va subito via” Insistette. E mentre parlava guardava un punto fisso davanti a lei; sembrava essere in trance.

Accostai l’auto e costrinsi Juanita a guardarmi negli occhi e le dissi:
“Da questa sera la mia vita non è non è più del tutto pulita, ma la voglio usare al meglio perché è l’unica che ho. Non chiedermi di gettare altre macchie nella mia anima!”

Lei abbassò gli occhi in segno di resa. Alle nostre spalle Kenny gemeva sempre più frequentemente. Riavviai il motore dell’auto e ripresi la strada per San Cristobal; ma appena fu possibile svoltai a destra. Percorsi una stretta strada sterrata che conduceva alla sommità di una collina ricoperta da una fitta vegetazione. Dopo una decina di minuti di viaggio difficoltoso bloccai l’auto, uscii, aprii lo sportello,  afferrai Kenny e lo estrassi fuori dall’auto. Mi guardò frastornato e poi dipinse sul suo volto il solito ghigno diabolico. Lo colpii duramente al viso e svenne. Lo presi e lo trascinai sul bordo della strada, sistemandolo su un masso. Il tronco albero faceva da schienale, permettendo alla testa di Kenny di appoggiarsi. Risalii in macchina e lo abbandonai sperando di non vederlo mai più. Riprendemmo la strada principale questa volta per Lagos.

Jaunita, che fino ad allora aveva mantenuto un atteggiamento freddo e distaccato, iniziò ad agitarsi tenendosi le mani sul volto. Era passato solo un quarto d’ora da quando avevamo abbandonato Kenny sulla collina ed il rimorso assaliva entrambi. Juanita all’apice del tormento esclamò:

“Torniamo indietro! Non siamo capaci di fare queste cose.”

Obbedii, senza pensarci troppo feci inversione di marcia.”

Diego osservò una piccola pausa. Marcos lo incalzò “Cosa accade dopo?”
“Una volta raggiunto il luogo dove avevamo lasciato Kenny ferito e svenuto, con nostra estrema sorpresa non trovammo più nessuno. Facemmo una veloce ricerca ma non portò ad alcun risultato. Kenny era volatilizzato. La mia storia finisce qui”

Rimasero per un po’ in silenzio, poi Diego chiese “Ed ora cosa farai?”.

“Cosa posso fare! Chi può credere ad una storia come questa? Chi può sostenere come corretta un’indagine tenuta in piedi da un hacker ubriacone, un sogno ed una raffica di vento? Un buon avvocato vi tirerebbe fuori in un batter d’occhio. Kenny Bousman poi non mi era simpatico. Sinceramente spero scompaia dalla vostra vita.”

“A proposito, fati sparire il basamento Mikonos con la mano rossa. Dopo il lavoro passa in ufficio e ti dirò dove si trova” aggiunse Marcos.

Dopo queste parole Diego sentì svanire il peso dell’angoscia. Prima di uscire dall’ufficio si rivolse verso Marcos.
“Grazie” gli disse.

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Il giornale locale di Lagos di qualche giorno dopo riportava in quarta pagina un breve articolo

RITROVATO UN UOMO SENZA MANO

E’ stato ritrovato un uomo che vagava senza meta tra le colline tra Lagos e san Cristobal. L’uomo è stato segnalato alle autorità di polizia da alcuni automobilisti che hanno raccontato di essersi trovati improvvisamente di fronte una persona con forti difficoltà di equilibrio ed in uno stato psicologico precario. Immediatamente sono intervenute le auto della polizia che hanno individuato ed intercettato l’uomo. Da alcune indiscrezioni risulta che l’uomo, di cui non si conosce l’identità, avesse una ferita consistente ad un arto. Risulta anche che la persona ferita abbia dato una spiegazione sulla sua condizione poco credibile e talmente fantasiosa da costringere gli agenti di polizia a chiamare i sanitari. Ora l’uomo si trova presso la struttura ospedaliera di San Felipe, l’unica attrezzata nella zona per le cure mentali. Pare che l’uomo debba soggiornare presso l’ospedale per un periodo molto lungo.